In risposta alla lungimirante lettera di Giorgio Armani
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In risposta alla lungimirante lettera di Giorgio Armani

Di fronte alla dilagante incertezza della pandemia, si torna a parlare di fashion in un modo tutto nuovo e più consapevole.

Il messaggio di un grande stilista e protagonista del mondo del fashion ha attirato l’attenzione di molti in Italia e nel mondo. 

Abbiamo letto la lettera di Giorgio Armani e abbiamo cominciato a riflettere sulle sue sagge parole, parole che ci fanno sperare ad una virata nella direzione di quell’isola verde e felice verso cui anche VIC sta delineando la rotta insieme alla sua VICommunity. 

Perché è cambiato il modo di realizzare i prodotti nella moda

Come ricorda Armani stiamo vivendo un declino del sistema moda: lo confermano i dati di ricerca che affermano la media degli acquisti procapite è cresciuta del 60%, mentre la durata di tempo per cui gli stessi vengono utilizzati e indossati si è dimezzata. 

Il dilagare del modello del fast fashion prevede una proposta di moda ciclica con 52 micro-collezioni in un anno, con la speranza di invogliare i clienti a comprare più cose e più spesso, proponendo sempre qualcosa di nuovo.

Questa abitudine ha portato, oltre che ad incrementare il consumismo, a cambiare il modo di realizzare i prodotti. 

85% dei capi dismessi diventano rifiuto, solo il 15% riutilizzato o ricilato

Con l’inizio del fast fashion, si è notato un incremento di domanda di fibre sintetiche quali il poliestere.

Il poliestere, come si sa, deriva dal petrolio, che è una risorsa non rinnovabile e contribuisce a contare per quei 98 MLN di tonnellate utilizzate ogni anno nell’attuale sistema di economia lineare. 

L’impatto negativo non è solo nella fase produttiva ma soprattutto anche in quella di smaltimento, sia per l’economia che per l’ambiente. Smaltire i rifiuti ha un costo, soprattutto se non riciclabili.

L’85% dei capi dismessi o avanzi di produzione tessile vanno direttamente nei rifiuti e solo il 15% va distribuito tra beneficenza, rivendita e riciclo.

Chiude un certo tipo di negozi, ne arrivano altri

Fino poco prima del COVID-19 e della caduta di consumi, che ha colpito particolarmente il mondo del fashion, i trend prevedevano una crescita costante della produzione a impronta fast fashion fino a raggiungere un mercato stimato di 2.1 $ trilioni nel 2025. 

La crisi attuale ha ridimensionato tali stime future, tanto che si sta già sentendo la chiusura di qualche negozio di alcune delle grandi catene più conosciute nelle principali città italiane e lo sfumare delle prossime collezioni. 

Dopo aver rattoppato l’Italia con interventi di riconversione delle linee produttive a favore di mascherine e camici per il bel paese ora non spetta che ripensare a come ripartire.

Come annuncia Armani, ci sarà una presenza più lunga delle collezioni nei negozi. Si tornerà a puntare l’attenzione sull’offerta di capi in negozio per la stagione in corso, per rendere unico e significativo l’acquisto di un capo fatto nella stagione stessa, che non debba rimanere in attesa nell’armadio. 

Impressionante il trend che avevamo nel 2015 e che si è protratto anche nei successivi anni fino ai giorni d’oggi nel quale si nota una controversa corrispondenza tra capo acquistato e capo realmente utilizzato.

Il nuovo significato di sostenibilità: durabilità

Sentire inneggiare alla durabilità del capo per la sua superiore qualità, pensare ad un capo polivalente e multistagione, rallentare il numero delle collezioni offerte in un anno e rinunciare a fashion show spettacolarizzati è sicuramente una bella sfida. 

Pensare a servizi che diano la possibilità all’utente finale di usufruire del capo nel momento in cui ne ha bisogno, o ancora a servizi che permettano di entrare in contatto con un nuovi brand, stili, tessuti e modelli per sperimentare e fare acquisti più consapevoli.

Come dare la possibilità all’industria di trovare il giusto match con le esigenze e gusti del consumatore nonché poter testare la qualità e la durabilità della sua nuova tecnologia come in un banco prova.

O ancora sfruttare il servizio di renting per ogni brand per trovare un altro income a fronte della diminuzione di collezioni prodotte. 

Le nuove possibilità della moda sono già realtà

Abbracciare il pensiero di Giorgio non fa altro che aiutare il dolce navigare verso quella famosa isola verde di cui raccontavamo all’inizio.

Magari quest’inverno quando dovremo cambiare il nostro cappotto o giubbotto perchè è passato di moda, ci penseremo su un attimo prima di acquistarlo d’impulso e faremo una scelta di qualità

Ricerca, qualità, durabilità, riparare, riutilizzare, rinnovare

Magari per sostituire quella gonna che si è rovinata andremo a cercare qualcuno che ci aiuti a ripararla, oppure qualcosa di unico che ci stia a pennello e che segua le nostre nuove forme.

Magari potremo osare e fare veramente qualcosa di innovativo con servizi di renting e noleggio di moda etica e sostenibile. 

È importante che tutti facciamo un passo in più verso la consapevolezza.